Le Parole Valgono

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Dal 30 al 31 ottobre del 2021 si è tenuto a Roma il vertice dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi appartenenti al G20, con la partecipazione di Paesi ospiti e dei rappresentanti di alcune delle principali organizzazioni internazionali e regionali.

Superare la crisi sanitaria globale e garantire l’uscita dalla crisi economica che ne è derivata sono gli obiettivi principali che i leader del G20 si sono prefissi. Farlo ricorrendo al ruolo cruciale del multilateralismo nella ricerca di soluzioni condivise ed efficaci così da rafforzare ulteriormente la risposta comune alla pandemia è la scelta che più di tutte restituisce senso a questo incontro. 

In questa lista vi proponiamo le 10 parole che hanno dominato il vertice corredate, come di consueto, dai nostri approfondimenti enciclopedici. 

Buona lettura!

 

Immagine: via Flickr, Palácio do Planalto ( https://www.flickr.com/photos/palaciodoplanalto/51641450133 )

economia digitale (loc. s.le f.) è un modello economico basato sulla valorizzazione delle tecnologie informatiche come infrastruttura ideale per gli scambi economici e commerciali.

• C’è un elemento di svolta nel viaggio americano di Mario Monti a Sun Valley. Per una volta l’oggetto principale della missione non ha riguardato la crisi e dunque il passato, ma l’economia digitale, e dunque il futuro. (Mario Platero, Sole 24 Ore, 15 luglio 2012, p. 6, Primo Piano) • [tit.] La vera sfida dell’economia digitale [testo] L’impatto dell’economia digitale sulla produzione e sull’organizzazione del lavoro è un vasto tema, assai dibattuto su scala globale, e che spesso viene riassunto in una sola parola: distruption, ossia sconvolgimento, rottura, terremoto. [...] È essenziale che, dopo tante false partenze, il programma europeo di investire massicciamente nello sviluppo dell’economia digitale venga assistito da una visione strategica di lungo periodo, tale da attrarre il necessario sostegno del mercato dei capitali. (Fabrizio Saccomanni, Stampa, 7 giugno 2015, p. 1, Prima pagina) • «Per molto tempo i grandi attori dell’economia digitale hanno agito con grande autosufficienza, in modo a dir poco opaco e con la sostanziale tolleranza sia dei governi sia dei cittadini, i cui dati sono a fondamento appunto dell’economia digitale» (Antonello Soro intervistato da Roberta Amoruso, Messaggero, 19 maggio 2017, p. 17, Economia).

- Composto dal s. f. economia e dall’agg. digitale, ricalcando l’espressione ingl. digital economy.

- Già attestato nel Corriere della sera del 28 giugno 1997, Corriere Multimedia, p. 29 (Andrea Lawendel).

sicurezza alimentare loc. s.le f. L’insieme dei requisiti che assicurano approvvigionamento, conservazione e distribuzione del cibo secondo criteri conformi alle disposizioni di legge.

• [tit.] La sicurezza alimentare non può più attendere [testo] […] In questo quadro, nel quale la sicurezza alimentare è così importante, l’Italia deve porsi obiettivi precisi e rigorosi, anche se il suo rapporto fra popolazione e risorse agricole non è paragonabile a quello dell’India o della Cina e l’appartenenza all’Europa costituisce una potente garanzia. (Romano Prodi, Messaggero, 29 marzo 2015, p. 1, Prima pagina) • Bella e impossibile. Come la sostenibilità ambientale e la sicurezza alimentare, la trasparenza nella pubblica amministrazione è uno dei miti contemporanei; un ideale nobile ma in fondo in fondo irrealizzabile, in un Paese dove anche la nomina di un usciere o il capitolato d’appalto per la cancelleria sono ancora coperti dal sussiegoso riserbo degli «arcana imperii». (Paolo Viana, Avvenire, 22 dicembre 2016, p. 2, Idee) • Sotto accusa finiscono le tracce di Dichlorvos, un pesticida bandito dall’Unione europa e spesso al centro dei dibattiti di ambientalisti e produttori sulla sicurezza alimentare. (Gabriella De Matteis, Repubblica, 8 marzo 2017, Bari, p. IV).

- Composto dal s. f. sicurezza e dall’agg. alimentare.

- Già attestato nella Stampa del 15 dicembre 1940, p. 6, Ultime notizie (Giuseppe Piazza).

Il G20 è un organismo di consultazione internazionale, formato dai ministri delle finanze e dai governatori delle banche centrali dei 20 paesi più industrializzati del mondo, con il compito di discutere i problemi di cooperazione economica internazionale e di confrontarsi sui temi chiave dell’economia globale.
Il G20 è il risultato di un progressivo ampliamento del numero di paesi considerati leader dell’economia mondiale: il primo di questi organismi è stato il G5, nato agli inizi degli anni Settanta del 20° sec. e comprendente gli Stati Uniti, il Giappone, la Germania Occidentale, la Francia e la Gran Bretagna; a metà degli anni Ottanta il G5 è stato sostituito, con l’aggiunta di Italia e Canada, dal G7 e, successivamente, con l’ingresso della Russia, dal G8. Nel 1999, su proposta del ministro canadese Paul Martin, in conseguenza del mutato scenario economico internazionale, caratterizzato dall’affermarsi dei paesi emergenti, è stata decisa la fondazione di un nuovo organismo che, oltre ai paesi che già componevano il G8, comprende l’Argentina, l’Arabia Saudita, l’Australia, il Brasile, la Cina, l’India, l’Indonesia, il Messico, la Repubblica di Corea, la Repubblica Sudafricana e la Turchia; a questi si è aggiunta l’Unione Europea, che è rappresentata dal Presidente del Consiglio Europeo e da quello della Banca centrale europea (BCE). Il passaggio dal G8 al G20 ha segnato la presa d’atto della nuova distribuzione del potere internazionale, caratterizzata dall’ascesa di potenze come la Cina, l’India, il Brasile, e del loro ruolo imprescindibile nella gestione dei problemi economici globali sorti in seguito alla crisi economica e finanziaria del 2008, nata proprio nel cuore del sistema finanziario occidentale. Le personalità riunite analizzano gli andamenti della congiuntura economica e promuovono i possibili percorsi politici per favorire gli interscambi tra i paesi industrializzati e i mercati emergenti.
Il G20 ha tra i suoi obiettivi principali la promozione della stabilità finanziaria internazionale e la risoluzione dei problemi che vanno oltre le responsabilità di qualsiasi altra organizzazione interstatuale. Dal 2008, alle riunioni del gruppo hanno partecipato anche i capi di Stato o di governo, dato l’inasprirsi della crisi economico-finanziaria internazionale; da allora il G20 si è riunito due volte l’anno.

 

Immagine: https://www.governo.it/it/articolo/g20-conferenza-stampa-conclusiva-presidente-draghi-modalit-accrediti-stampa/18403 

Il multilateralismo è l'insieme di azioni o comportamenti coordinati di Stati o altri soggetti di relazioni internazionali che coinvolgono almeno 3 interlocutori. Si contrappone all’unilateralismo e al bilateralismo sia dal punto di vista quantitativo (numero degli attori coinvolti in questioni di rilevanza internazionale) sia da quello qualitativo. Il m. consiste nell’orientamento ad assumere politiche comuni e coordinate in luogo di decisioni unilaterali o azioni bilaterali. Accordi multilaterali precisano le modalità per l’attuazione di azioni comuni mediante la creazione di codici di comportamento, regole, norme e istituzioni cui vengono attribuiti poteri gestionali e decisionali al fine di concretizzare gli accordi.

Il multilateralismo riguarda sia la sfera politica sia quella economica. Sul versante economico sono di grande rilievo gli accordi multilaterali nel settore del commercio. Essi tendono ad ampliare le possibilità di libero scambio di beni e servizi, rimuovendo ogni ostacolo alla loro circolazione. A tale scopo è stata creata l’Organizzazione Mondiale del Commercio (➔ WTO), agenzia internazionale della quale sono membri aderenti più di 150 Stati (mentre circa altri 30 rivestono la qualità di osservatori).

cambiamenti climatici hanno assunto tra le emergenze globali una priorità tale da acquisire progressiva rilevanza nelle agende politiche dei vari Paesi.

Il bilancio energetico terrestre, ovvero il sistema climatico, può risultare perturbato da diversi fattori: a) mediante cambiamenti della radiazione solare incidente (per es., variazioni nella quantità di energia emessa dal Sole, variazioni dell’orbita della Terra attorno al Sole ed eruzioni vulcaniche che schermano parte della radiazione solare incidente); b) mediante variazioni dell’albedo (la frazione di radiazione solare che viene riflessa in varie parti della Terra, dalla copertura nevosa, dal ghiaccio, dalla vegetazione, dai deserti, dalle particelle aerosol in atmosfera ecc.), provocate, per es., da cambiamenti di uso del suolo (la conversione di foreste in terreni agricoli determina ulteriori effetti, quali riduzione dello stoccaggio di carbonio nella vegetazione, emissione di anidride carbonica, CO2, nell’atmosfera, modifiche all’evapotraspirazione e variazioni nelle emissioni di radiazione terrestre; Foley, De-Fries, Asner et al. 2005); c) mediante variazioni delle concentrazioni atmosferiche del vapore acqueo e di altri gas-serra, emessi dalle attività umane, come la CO2, il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O) e i gas fluorurati a effetto serra, che assorbono e riemettono verso la superficie terrestre la radiazione emessa dalla Terra stessa (un aumento delle concentrazioni atmosferiche di tali gas-serra provoca un rafforzamento dell’effetto serra globale, ovvero il cosiddetto riscaldamento globale del pianeta).

Tra i gas-serra il più importante e abbondante in atmosfera è il vapore acqueo, parte del ciclo idrologico (un sistema chiuso a scala globale di circolazione dell’acqua), che dagli oceani e dai continenti raggiunge l’atmosfera in un ciclo continuo di evaporazione, traspirazione, condensazione e precipitazione. Il vapore acqueo non è un gas ben mescolato nell’atmosfera, ovvero non può essere rappresentato da una concentrazione atmosferica globale, contrariamente agli altri gas-serra, CO2, CH4, N2O e gas fluorurati a effetto serra, dei quali possono essere specificate le rispettive concentrazioni atmosferiche globali. Questi ultimi, sono presenti in quantità minore in atmosfera rispetto al vapore acqueo, sebbene la quantità di CO2 risulti circa mille volte superiore a quelle di CH4 e N2O.

Inoltre, il sistema climatico terrestre è anche influenzato da vari meccanismi di feedback o retroazione. I vari feedback giocano un ruolo importante nella variabilità del sistema climatico. Per es., se l’atmosfera si riscalda, la concentrazione atmosferica di vapore acqueo in generale aumenta, portando a un’intensificazione ulteriore dell’effetto serra, che causa ancora più riscaldamento globale e così via (feedback del vapore acqueo).

La stabilità finanziaria è la condizione che caratterizza un sistema finanziario quando questo riesce a facilitare l’allocazione delle risorse fra settori, fra aree geografiche e nel tempo a consentire la formazione di prezzi congrui delle attività finanziarie; a limitare la concentrazione dei rischi permettendone la gestione attraverso l’uso di appositi strumenti; ad assicurare il funzionamento del sistema anche quando esso è soggetto a eventi avversi inattesi, impedendo che eventuali crisi isolate possano aggravarsi e diffondersi generando quindi una crisi sistemica (➔ prestatore di ultima istanza). La banca centrale può contrastare tali crisi di liquidità sistemica intervenendo, a determinate condizioni, anche a favore di singole banche in difficoltà. Essa, inoltre, ha di norma la responsabilità della gestione e della vigilanza sui sistemi dei pagamenti e delle compensazioni (➔ sistemi di pagamento; compensazione). Ciò nonostante, non esiste una definizione univoca del concetto di s. f., per le molteplici modalità con cui si manifestano, nel tempo e nei diversi Paesi, i fenomeni che la mettono a repentaglio, (➔ crisi finanziaria). 

 La crisi internazionale iniziata nel 2007 ha riaperto il dibattito sull’allocazione delle responsabilità per gli obiettivi della stabilità monetaria (➔) e di quella finanziaria. Il modello organizzativo della vigilanza microprudenziale (➔ vigilanza) sugli operatori finanziari, in un campione di 85 Paesi, con dati al 2004, era infatti quello del regolatore unico per 29 Paesi, di almeno un regolatore che vigilava su due delle tre tipologie di istituzioni finanziarie (banche, assicurazioni, società d’investimento e investitori istituzionali) in 21 Stati e di almeno un regolatore per ciascun tipo di istituzione nei restanti 35. La banca centrale era di norma l’autorità di vigilanza microprudenziale bancaria solo nel terzo gruppo di Paesi. La rapida trasmissione della crisi ha posto con forza la necessità di forme di coordinamento internazionale al fine di perseguire la stabilità finanziaria. A questo scopo, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è stato affiancato dall’European Financial Stability Facility (➔ EFSF).

Minimum tax (tassa minima) è un meccanismo per calcolare il reddito presunto nel procedimento di determinazione dell’imposta sul reddito. La m. t. fu introdotta in Italia nel 1992 dal governo Amato (d. legisl. 384/1992, convertito con modificazioni nella l. 438/1992) al fine di combattere l’evasione fiscale nei settori in cui l’accertamento dell’imponibile era particolarmente difficoltoso. Con l’utilizzo di tale strumento, si perveniva alla quantificazione di un reddito minimo, variabile secondo l’attività esercitata, da assumere come base imponibile (➔) per l’applicazione dell’imposta sul reddito di categorie di cui era difficile controllare il reddito effettivo. Il principio assunto a base del calcolo dei coefficienti era che un imprenditore o libero professionista che svolgesse autonomamente un’attività lavorativa non poteva conseguire un reddito inferiore a quello che avrebbe potuto ottenere lavorando come dipendente nello stesso settore. Ai contribuenti esercenti attività commerciali, arti e professioni (lavoratori autonomi), destinatari della norma, non era quindi possibile dichiarare un reddito imponibile inferiore a quello determinato dall’amministrazione finanziaria. Nel caso in cui il contribuente avesse dichiarato un importo inferiore, l’amministrazione finanziaria avrebbe automaticamente iscritto a ruolo (emissione di cartella esattoriale) l’importo risultante dalla differenza fra le imposte autoliquidate e quelle determinate in base alla m. t., comprensivo anche dei relativi interessi e sanzioni. Il contribuente sanzionato poteva comunque dimostrare che il suo reddito era stato effettivamente inferiore, ma la procedura di liquidazione delle imposte sulla base del reddito minimo tabellare apportava un’inversione dell’onere della prova: spettava al contribuente la dimostrazione della correttezza della propria dichiarazione. Inoltre, la legge stessa prevedeva la possibilità di richiedere l’esonero dalla m. t. in casistiche definite. L’applicazione di tale strumento, inizialmente fissata per il periodo 1992-94, fu osteggiata fin dalla sua istituzione dalle categorie professionali interessate, quindi soppressa, con decorrenza dal 1994, dalla l. 427/1993.

Il carbone è una sostanza costituita in prevalenza da carbonio, formatasi naturalmente od ottenuta artificialmente da materiali di origine animale e vegetale.

Il carbone fossile è una roccia sedimentaria organogena, combustibile solido, costituita da resti vegetali che hanno subito un arricchimento in carbonio in seguito a un processo di fossilizzazione e di diagenesi (carbonizzazione). È composto di sostanza carboniosa, chimicamente costituita di carbonio e, in quantità subordinata, di sostanze organiche azotate, residui dei tessuti vegetali non del tutto trasformati, cui si associano, con incidenze generalmente minime, minerali diversi, legati all’ambiente di sedimentazione (minerali argillosi, carbonati secondari, solfuri di ferro, solfati vari ecc.). I c. fossili sono riportabili a due grandi tipi: i c. di cutina, poveri di tessuti legnosi e abbondanti per contro di detriti organici cutinizzati, e i c. lignocellulosici, essenzialmente formati di tessuti di origine lignea, trattenuti da una pasta compatta che deriva da sostanze cellulosiche. La classificazione più nota è quella fondata sul maggiore o minore contenuto in carbonio (e quindi in relazione al diverso potere calorifico). Secondo questa i c. fossili si suddividono in torbe (50-60% in C); ligniti (60-70% in C), nelle due varietà, picee e xiloidi; litantraci (70-93% in C), e infine antraciti (93-95% in C). Questa suddivisione rispecchia grossolanamente un andamento cronologico: le torbe sono generalmente recenti o, comunque, quaternarie, le ligniti terziarie o mesozoiche, le litantraci e le antraciti paleozoiche; si può tuttavia osservare che non sempre a un più avanzato stato di carbonizzazione corrisponde un’età più antica. 

La principale prospettiva di impiego del carbone è come combustibile nelle centrali termoelettriche. Al riguardo l’utilizzo del c. al posto dell’olio combustibile presenta alcuni svantaggi: necessità di disporre di adeguate infrastrutture per lo scarico e lo stoccaggio del c. nei terminali costieri; rischio di inquinamento ambientale in relazione sia al maggior contenuto di ossido di carbonio, di composti solforati e di particelle solide nelle emissioni gassose delle centrali sia alle enormi quantità di residui solidi della combustione (ceneri) da smaltire.

Il vaccino è una preparazione (per uso parenterale o anche orale, ➔ vaccinazione) rivolta a indurre, da parte dell’organismo, la produzione di anticorpi protettivi e a consolidare la risposta immunitaria a livello cellulare, conferendo una resistenza specifica nei confronti di una determinata malattia infettiva (virale, batterica, protozoaria). Accanto ai v. per così dire classici, ottenuti da sospensioni di microrganismi patogeni (uccisi o vivi ma attenuati) o da immunogeni purificati (anatossine e polisaccaridi batterici), sono stati recentemente preparati v. sintetici, costituiti da catene peptidiche con specifica attività antigenica ottenute e inserite con tecniche di ingegneria genetica nella catena polipeptidica di una proteina di trasporto (che imprime al prodotto un potere immunogeno), o da frammenti di DNA. La progettazione dei v. sintetici mira a evitare gli inconvenienti dei v. naturali, ad ampliare il ventaglio dei trattamenti profilattici (ed eventualmente terapeutici) e a ridurre i costi di produzione. Oltre ai v. di uso più comune, come per es. anti-poliomielite, anti-difterite, anti-tetano, anti-epatite B, alcuni vaccini sono comunemente raccomandati soprattutto (per Haemophilus influentiaeStreptococcus pneumoniaevaricellaHIV, ecc.) in contesti specifici di socialità, area geografica, ecc.

parità di genere (loc. s.le f. inv.). Parificazione nella rappresentatività dei generi maschile e femminile.

• Vareremo inoltre una legge sull’eguaglianza di genere nel mercato del lavoro, come in Spagna, e stabiliremo punteggi più elevati nelle graduatorie per gli appalti alle aziende che rispettano la parità di genere. E ai livelli più alti, vogliamo che i Consigli d’Amministrazione delle aziende pubbliche siano formati, per metà, da donne. (Walter Veltroni, Unità, 17 febbraio 2008, p. 28, Commenti) • Almeno in un caso, almeno per ora, Europa batte Stati Uniti 1-0. Succede sul terreno della parità di genere, sia pure nell’angolazione di nicchia relativa ai vertici delle società. (Maria Latella, Messaggero, 12 ottobre 2014, p. 1, Prima pagina) • Quanto a sé, [Gaetano] Quagliariello nega di aspirare a diventare ministro («preferisco lavorare alla ricostruzione del centrodestra»), ma avverte il premier che l’indicazione di una candidata per gli Affari regionali arriverà senza fretta: «Dopo Pasqua ne discuteremo. Poi decideremo: prima o dopo le elezioni regionali». «Se [Matteo] Renzi vuole la parità di genere ‒ dichiara [Roberto] Formigoni ‒ cambi qualche ministro del Pd». (Ga[briella] Be[llucci], Sicilia, 4 aprile 2015, p. 6, La Politica).

- Composto dal s. f. inv. parità, dalla prep. di e dal s. m. genere.

- Già attestato nella Repubblica del 1° novembre 1991, p. 1, Prima pagina (Silvana Mazzocchi).