Le Parole Valgono

Scopri tutte le liste #leparolevalgono

Torna alle liste

In collaborazione con Google, nei mesi di settembre e ottobre 2021, i canali social di Treccani hanno affrontato un tema a cui l’Istituto della Enciclopedia Italiana tiene particolarmente: la disinformazione sul web

Il progetto ha dato vita a un decalogo, 10 parole che aiutano ogni webnauta, giovane o adulto che sia, a navigare online in tutta sicurezza: le parole della buona informazione. 

Sappiamo bene che il web è un luogo straordinario dove accedere a informazioni, sviluppare conoscenze ed entrare in contatto con persone in tutto il mondo, ma per essere sempre tutelati è necessario capire come diventare cittadini digitali più responsabili.

È proprio per questo motivo che sono stati messi a disposizione di tutti gli utenti informazioni e strumenti per accrescere la propria consapevolezza e la percezione dell’intero mondo web.

Oltre al "Decalogo della buona informazione", una raccolta di suggerimenti per riconoscere notizie e siti inaffidabili, esistono altri strumenti per tutelare la privacy e la sicurezza online, come quelli messi a disposizione da Google: libri per sensibilizzare grandi e piccoli sui temi della sicurezza online, corsi, test per genitori e docenti, videogame per imparare a navigare sul web in modo sicuro, un intero ecosistema al servizio della sicurezza di ogni persona per vivere iInternet in modo responsabile. 

Grazie per averci seguito e continuate a seguirci per saperne sempre di più.

#sponsoredbyGoogle

Nelle situazioni di grave pericolo, come durante o appena dopo i terremoti, gli incendi o gli attentati, tutti ci affrettiamo a cercare informazioni e immagini per capire di cosa si tratta, chi è coinvolto, cosa possiamo fare per essere d'aiuto. Ma chi ci garantisce che quelle informazioni siano affidabili? Chi certifica le fonti e i contenuti?

Il verbo "certificare", uguale nel latino da cui deriva, è composto di "certus" ("certo") e "facĕre" ("fare"): significa appunto "rendere certo", "garantire".

La certificazione è uno strumento che ha assunto una rilevanza particolare nella Rete, perché permette di orientarsi in uno spazio virtuale vasto e confusionario, caratterizzato da una sovrabbondanza di informazioni vaghe, incomplete, decontestualizzate o volutamente ingannevoli.

L'algoritmo di Google Search valuta nel corso del tempo l'autorevolezza delle fonti informative, rilevando una vasta gamma di segnali qualitativi e quantitativi. Così, quando emergono notizie importanti e in rapido aggiornamento, il motore di ricerca presenta per primi i risultati delle fonti che in questo senso possiamo dire "certificate". Le testate più famose non sono esenti dalla possibilità di sbagliare, ma l'alternativa esporrebbe al rischio di premiare siti fraudolenti, che si attivano solo durante le crisi per far circolare titoli sensazionali del tutto inventati con conseguenze potenzialmente rischiose.

🎤 Questa è l'Italia, è una mente contorta Chiudi la bocca o ti levan la scorta Informazione, sai, qui non informa

"Informazione" è un sostantivo femminile che deriva dal latino "informatio, -onis". Anticamente indicava l'azione dell'informare, di dare forma cioè a qualche cosa (si veda l'esempio dantesco: "altrimenti è disposta la terra nel principio de la primavera a ricevere in sé la informazione de l'erbe e de li fiori, e altrimenti lo verno"). Adesso con "informazione" si indica l'atto dell'informare o dell'informarsi, nel senso di dare o ricevere notizia. Nell'uso comune, il suo significato più concreto è quello di notizia, dato o elemento che consente di avere conoscenza più o meno esatta di fatti, situazioni, modi di essere.

Nel brano "90MIN" di Salmo il narratore racconta la situazione di un'Italia afflitta da corruzione e malaffare, razzismo e ignoranza, un paese in cui la disinformazione dilagante favorisce l'attecchimento dei mali elencati poc'anzi.
L'informazione è un argomento cruciale della nostra epoca: le fake news distorcono la percezione della realtà degli utenti online, soprattutto su temi cruciali come l'emergenza climatica o la pandemia di Covid-19, proprio come fa quell'informazione che "qui non informa" raccontata in "90MIN".

Per contrastare il fenomeno delle fake news, Google ha recentemente implementato dei tool che permettono di verificare automaticamente la veridicità delle fonti di una notizia, e sostiene metodi automatici di segnalazione delle fake news; inoltre, ha messo a disposizione degli utenti un utile decalogo per valutare l'attendibilità delle notizie incontrate online; lo trovate seguendo il link nella nostra bio.

Sedetevi comodi per verificare le fonti delle notizie mentre ascoltate la nostra playlist.

📰 L'espressione fake news è entrata in uso nel primo decennio del XXI secolo per designare un’informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero, divulgata intenzionalmente o intenzionalmente attraverso il Web, i media o le tecnologie digitali di comunicazione

Coronavirus originato dalle radiazioni delle antenne 5G? Idrossiclorochina per curare il Covid? Potremmo definirle bufale o mistificazioni o affermazioni scientificamente non dimostrate, ma più spesso le incontriamo qualificate come "fake news". Quando abbiamo iniziato a usare questa espressione?

L'opinione pubblica italiana è stata molto impressionata, negli ultimi anni, da una serie di eventi storici e dalle dinamiche informative che si ritiene li abbiano condizionati. Ci riferiamo in particolare all'elezione di Donald Trump e all'esito del referendum sulla Brexit, nel 2016, e appunto alla pandemia tuttora in corso. È stato così che, per indicare le informazioni ritenute false e soprattutto quelle diffuse attraverso la Rete e i social network, i giornali e molti loro lettori hanno iniziato a utilizzare la locuzione inglese "fake news".

Per arginare il problema e non rendere il proprio motore di ricerca complice della disinformazione, Google continua ad affilare i propri algoritmi e funzionalità per permettere di verificare automaticamente le notizie. Per esempio, una spunta che segnala quali articoli propongono un contenuto notoriamente falso, non verificabile o privo di ricerche autorevoli a sostegno, soprattutto se molto recente. Un elemento che può aiutare ad arginare la diffusione di notizie imprecise su fatti di cronaca o avvenimenti eclatanti che si prestano alla manipolazione.

📰 La tendenza naturale della più seria letteratura americana, in ambedue i dopoguerra, è stata il «debunking», la «demolizione»: smontare i «miti» retorici, rovesciare i piedistalli degli eroi, mettere a nudo le miserie e la brutalità del meccanismo in un esercito. (Ugo Stille, Corriere della sera)

Su Internet proliferano siti dedicati al "debunking", o "debunker" individuali. Di cosa si occupano?

Il termine "debunking", ormai preso a prestito anche dall'italiano, indica una pratica che si potrebbe definire giornalistica o divulgativa, che espone la mancanza di fondamento di notizie false o leggende urbane con l'obiettivo di interromperne la diffusione e ripristinare la correttezza dell'informazione.

Dal momento che sono le piattaforme digitali a veicolare la maggior parte delle notizie, Google si è attivata con un fondo per sostenere metodi automatici di segnalazione delle fake news

Un sondaggio Eurispes a un anno dallo scoppio della pandemia ha mostrato che è ancora la televisione il mezzo d'informazione prediletto dagli italiani: il 33,8% si affida ai telegiornali, l'8,3% a talk show e programmi di intrattenimento. Il dato sui telegiornali è influenzato in particolare dalle persone oltre i 64 anni, che li prediligono nel 48,3% dei casi, e dai 45-64enni, con il 31,7%.

Assorbire passivamente informazioni dalla televisione, magari da un unico canale, sembra oggi un relitto del passato. Se vogliamo essere cittadini informati siamo chiamati a mettere attivamente in pratica il nostro senso critico, non solo esercitando il dubbio sulle notizie di cui veniamo a conoscenza ma imparando a cercare e vagliare autonomamente informazioni in Rete.

È la cosiddetta "disintermediazione": con la rivoluzione digitale sono saltate le catene tradizionali di distribuzione di beni e servizi, compresa l'informazione. Col tempo, interi settori hanno dovuto reinventarsi; nuovi attori sono comparsi sulla scena (configurando una vera "reintermediazione"), e i consumatori hanno dovuto imparare a gestire una nuova autonomia.

Per esempio, il motore di ricerca di Google ha una rilevanza e una responsabilità sempre maggiori; tanto per i giornalisti quanto per i normali fruitori dell'informazione, saperne usare anche le funzionalità di ricerca avanzata e di ricerca immagini è fondamentale. Inoltre, è importante evitare di fermarsi ai titoli, leggere le notizie per intero, e verificare l'attendibilità della fonte ricercandone il nome insieme a parole come "bufala" o "fake" per verificare che non si tratti di contenuti ingannevoli.
Tramite Google News, inoltre, è possibile eseguire controlli incrociati su una notizia cliccando su "Copertura completa" per verificare se anche altre testate hanno riportato la notizia e in che modo la trattano.

🎤 Diranno mai la verità sulla verità Finché diciamo tutti quanti di saperla già È tutto così realistico tranne la realtà

Proviamo a dirvi la verità sulla verità: il sostantivo femminile "verità" deriva dal latino "verus" e indica ciò che coincide con una realtà oggettiva. Nel linguaggio quotidiano la verità può riguardare più precisamente una confessione, dei fatti che devono essere rivelati.

Nella canzone "Bugie" Massimo Pericolo utilizza quest’ultima accezione di "verità", sottintendendo una mancanza di veridicità nel mondo reale così per come viene rappresentato e per come lo vediamo. Nel testo è posta molta attenzione sul tema dei media, sia quelli tradizionali ("Io non m'informo alla TV, vivo meglio così / E poi nessuno vive meglio se guarda il TG") che quelli digitali ("Non domandarmi come va, guarda Instagram"). Il narratore, dopo essersi soffermato su una serie di scene caratterizzate da un ambiente domestico negativo e su episodi di una giovinezza difficile che hanno contribuito a renderlo più disincantato, approda a una conoscenza del mondo più pura, senza il filtro di false narrazioni e false rappresentazioni.
Il tema al centro della canzone è particolarmente presente nel dibattito pubblico contemporaneo: la nostra esperienza in rete è continuamente inficiata dal rischio di notizie false o incomplete, che causano un'interpretazione della realtà falsata dalla bolla mediatica in cui ciascuno di noi si trova.

Per contrastare il fenomeno delle fake news, Google ha recentemente implementato dei tools che permettono di verificare automaticamente la veridicità delle fonti di una notizia, e ha cofinanziato una serie di start up nate con lo scopo di affinare gli strumenti in nostro possesso per arginare il dilagare di notizie false.
Mentre fate attenzione alle fake news e riflettete sulle altre bugie di cui parla Massimo Pericolo (quelle che raccontiamo a noi stessi), ascoltate la nostra playlist.

📰 Ma sta diventando centrale anche per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, tanto che si comincia ad usare il termine «infoetica» e si moltiplicano i centri di ricerca sull’etica dell’informazione. (Stefano Rodotà, Repubblica, 20 ottobre 1999, p. 1, Prima pagina)

Come la bioetica si interroga sugli indirizzi morali ed etici che dovrebbero contribuire a guidare lo sviluppo delle scienze biomediche, così è stata definita "infoetica" la riflessione sui comportamenti leciti nell'ambito di un ambiente informativo che la rivoluzione digitale ha profondamente cambiato. Un concetto che comprende la deontologia professionale del giornalista ma non può più limitarsi solo a quella, e riguarda oggi anche le piattaforme attraverso le quali le informazioni viaggiano e gli utenti individuali o istituzionali di quelle piattaforme, in quanto fruitori e diffusori di notizie.

Trovate alcuni esempi d'uso del termine "infoetica" nella sezione del nostro portale dedicata ai neologismi.

📰 Una cura contro l'«infodemia». È quel che si sta preoccupando di trovare l'Organizzazione mondiale della sanità allertando sull'ondata di fake news che il coronavirus di Wuhan sembra essersi portato con sé in molti altri Paesi del mondo, oltre alla Cina. (Simone Cosimi, Repubblica.it, 2 febbraio 2020, Tecnologia)

Abbiamo imparato a conoscere la pandemia, ma sai cos'è un'infodemia?

In inglese, il termine "infodemic" è stato coniato nel 2003, durante l'emergenza SARS, unendo le parole "information" (informazione) ed "epidemic" (epidemia). L'idea della "epidemia di informazioni" mirava a descrivere la circolazione sovrabbondante di notizie e voci non sempre accurate (o totalmente false) in relazione alla crisi sanitaria allora in corso.

Tradotto in italiano, il neologismo è stato ripreso anche nel nostro paese per denunciare, sin dall'inizio della pandemia di Covid-19, la confusione in cui si è trovato un pubblico in cerca di informazioni affidabili, correttamente contestualizzate e presentate senza toni allarmistici. L'ecosistema dell'informazione è cambiato radicalmente dai tempi della SARS, e il rischio di "infodemia" si estende oggi anche ad altri importanti temi di attualità.

Per questo Google ha implementato funzionalità su Search e YouTube per dare maggiore rilevanza a fonti autorevoli, ha realizzato strumenti per fornire contesto agli utenti mentre utilizzano i suoi servizi, supporta programmi di "media literacy" (alfabetizzazione all'uso dei nuovi media) per ragazzi, come "Vivi Internet, al meglio", e ha creato un fondo dedicato all'innovazione e alla sostenibilità del giornalismo.

📖 Le grandi cose non si fanno con la forza o con la velocità o con l'agilità del corpo, ma con la saggezza, con l’autorità, con il prestigio; delle quali virtù la vecchiaia di solito non solo non è priva, ma anzi ne è arricchita. (Marco Tullio Cicerone)

Da cosa deriva l'autorevolezza di una testata giornalistica? Da una tradizione di affidabilità, trasparenza, tempestività, cautela, accuratezza, onestà nel riconoscere i propri errori, capacità di coinvolgere grandi firme, e forse ancora qualcos'altro. Tutte caratteristiche su cui può esserci un consenso più o meno diffuso e trasversale, anche se non una valutazione oggettiva e definitiva.

Oltre agli aspetti contenutistici, anche quelli tecnici ed estetici dei giornali online possono fornire degli indizi sulla loro autorevolezza: un lettore attento si insospettisce davanti ad articoli pieni di errori di battitura o di grammatica, impaginati confusionari, fotografie ritoccate o di bassa qualità.

Nel suo "Decalogo della buona informazione", Google suggerisce di fare caso a questi e altri elementi per non essere ingannati da informazioni false e per non contribuire a diffonderle. 

📖 mi par che noi siamo entrati in una disputa non molto più rilevante che quella della lana caprina (Galileo Galilei)

L'ordinamento italiano tutela il diritto di cronaca a patto che sussistano tre condizioni: la verità della notizia pubblicata, l'interesse pubblico alla conoscenza dei fatti, sulla base di criteri di attualità e pertinenza, e il mantenimento dell'informazione entro i limiti dell'obiettività, in una forma espositiva corretta. In breve: verità, rilevanza e continenza.

Ai giudici lasciamo le decisioni da prendere in tribunale, ma da fruitori e fruitrici di notizie valutiamo già autonomamente, ogni giorno, la qualità dell'informazione in base a parametri simili. Per esempio, quando un articolo ci lascia dei dubbi controlliamo che citi delle fonti, e se quelle fonti sono disponibili online le consultiamo direttamente; della cronaca consideriamo la capacità di presentare i diversi punti di vista validi in gioco, la profondità della ricerca, l'equilibrio dell'esposizione, e così via.

0