Le Parole Valgono

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Tutte le parole che parlano di#calcutta

D

🎤 Ué deficiente!

"Deficiènte" è un aggettivo e sostantivo che viene dal latino "deficiens, -entis", participio presente di "deficĕre" (mancare). L'aggettivo significa "che viene meno, mancante o anche insufficiente al bisogno". Il sostantivo indicava una persona totalmente o parzialmente minorata nella sua attività intellettuale; la parola, estranea oggi al linguaggio medico, rimane tuttavia nell’uso comune, sia in frasi di compatimento, sia, soprattutto, come epiteto offensivo. Ed è proprio in questa accezione che compare in "Pesto" di Calcutta pagina di. La potete ascoltare qui: bit.ly/TreccaniPlaylist

Anche "ué" merita un approfondimento! Si tratta di una voce onomatopeica utilizzata in alcune parti d'Italia per richiamare l'attenzione di qualcuno (es. "ué, dico a te!"). I suoi sinonimi sono: ahò, ehi, ehilà, ohè, ohilà.

 

P

🎤 Il Duomo di Milano è un paracetamolo Sempre pronto per le tue tonsille Domani non lavoro, puoi venire un po' da me Ma poi da me non vieni mai Che poi da te non è Versailles

Il paracetamolo è un composto organico di sintesi (CH3CONHC6H4OH). Si presenta in cristalli bianchi, pochissimo solubili in acqua fredda ed è il maggior metabolita dell’anilina e della fenacetina. Svolge la sua azione antipiretica a livello centrale, con inibizione della cicloossigenasi nei centri termoregolatori cerebrali. L’attività antidolorifica ha efficacia simile a quella esercitata dall’acido acetilsalicilico. Sono note anche alcune proprietà antinfiammatorie di tipo periferico.

In "Paracetamolo", Calcutta racconta una relazione a distanza, con i suoi tormenti, le sue gioie e le sue malinconie. Dopo un ragionamento sul dosaggio (il paracetamolo viene infatti venduto in compresse da 500 o 1000 mg), nella seconda strofa il narratore paragona il Duomo di Milano al celeberrimo principio attivo per la capacità che ha di calmare il malessere della donna di cui è innamorato. Quest'ultima è sempre felice quando la coppia si incontra nel capoluogo meneghino, un po' meno quando deve raggiungere il fidanzato nella sua città. Nonostante le recriminazioni sul luogo in cui incontrarsi, il narratore è così innamorato da avere il batticuore quando la donna lo prende per mano.

Se anche voi sentite il cuore a mille quando siete vicini alla persona che amate, ascoltate la nostra playlist su Spotifybit.ly/TreccaniPlaylist

🎤 Mettimi sotto il cuscino un alveare Tanto quello che voglio da te Quello che voglio da te È farmi pungicare

A volte l’amore può esprimersi usando forme arcaiche della nostra lingua. È il caso di "pungicare" (o "puncicare"), un termine desueto (pensate che lo usava Carlo Goldoni) rimasto però nel dialetto romanesco. Il significato è quello che state immaginando: pungere, punzecchiare, anche in senso figurato. 
In "Kiwi" di Calcutta, l’uso figurato è rafforzato dalla metafora dell’alveare sotto il cuscino, che introduce i versi in cui il narratore dichiara all’amata di essere disposto a farsi punzecchiare e, più avanti nel testo, a subire dispetti ben più pesanti.

Una piccola curiosità sul titolo del pezzo. Calcutta è originario di Latina, dove il kiwi è coltivatissimo, tant’è che nel 2004 il Kiwi di Latina è stato registrato tra i prodotti a indicazione geografica protetta (IGP), come vi abbiamo raccontato qualche mese fa (bit.ly/FBKiwiLatinaIGP).

Ah, mondo cane! Il fine settimana volge tristemente al termine, struggiamoci con l’amore tormentato di Calcutta, che entra nella nostra playlist su Spotify: bit.ly/TreccaniPlaylist

 

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