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Tutte le parole che parlano di#prosopopea

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Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello! (Purgatorio VI, 76-78)

La prosopopea è una figura retorica consistente nell'attribuire a cose inanimate o a concetti astratti prerogative proprie della persona umana, facendoli parlare e rivolgendo loro la parola. Affine alla prosopopea è la personificazione, che nella retorica classica e medievale non è espressamente e distintamente definita, ma è inclusa genericamente nella fictio personae. Essa consiste nel far agire cose inanimate e concetti astratti come figure umane o divine, per la qual cosa viene a incontrarsi col metodo figurativo del simbolismo.

Dante introduce la definizione della prosopopea nel Convivio (III IX 2) per giustificare la parte della canzone in cui egli si rivolge alla canzone stessa, e la fa consistere nel parlare a cose inanimate.

In Vn XXV, invece, dove non usa espressamente il termine di prosopopea, Dante ne dà in effetti una più completa definizione riferendosi all'uso dei poeti latini, sulle cui orme i volgari avrebbero il diritto di usare le licenze proprie del parlar figurato:

li poete hanno parlato a le cose inanimate, sì come se avessero senso e ragione, e fattele parlare insieme; e non solamente cose vere, ma cose non vere, cioè... detto hanno, di cose le quali non sono, che parlano, e detto che molti accidenti parlano, sì come se fossero sustanzie e uomini (Vita Nuova, XXV, 8).

Tuttavia, all'inizio del capitolo l'occasione del discorso critico era stato dato dalla 'personificazione' di Amore, cioè dalla trasformazione di un 'accidente' in corpo, fatto ‘agire’ come persona.

Il tipo classico della prosopopea si scorge dunque soprattutto nei casi in cui il poeta si rivolge alla canzone (e ciò avviene di solito nella tornata), la quale viene personificata quasi in un messaggero che tiene il rapporto fra lui e la donna. Così nel sonetto O dolci rime che parlando andate, che si fonda su una prosopopea, è inclusa la personificazione del precedente sonetto (a voi verrà, se non è giunto ancora, / un che direte: " Questi è nostro frate ", Rime LXXXV 3). Oltre questi casi, non c'è che la prosopopea di Amore, accusata e criticamente spiegata dallo stesso poeta. A lui, infatti, si rivolge talora il poeta, lo fa parlare come un personaggio reale, ma lo fa anche agire: la figura retorica si sviluppa invero fino a giungere al limite dell'allegoria. E allegorie sono le personificazioni di Rime CIV (Drittura, Larghezza, Temperanza), la prima delle quali anche parla secondo lo schema classico della prosopopea (vv. 31-36).

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