Le Parole Valgono

Scopri tutte le liste #leparolevalgono

Tutte le parole che parlano di#sonetto

S

Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia, quand'ella altrui saluta, ch'ogne lingua devèn, tremando, muta, e li occhi no l'ardiscon di guardare. ella si va, sentendosi laudare, benignamente e d'umiltà vestuta, e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi la mira che dà per li occhi una dolcezza al core, che 'ntender no la può chi no la prova; e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d'amore, che va dicendo a l'anima: Sospira. (Vita Nuova, XXVI, 1-14)

Il sonetto è una composizione metrica, (dal francese antico sonet «canzone, canzonetta»), di carattere prevalentemente lirico, composta di 14 versi (quasi sempre endecasillabi nella letteratura italiana), distribuiti in 2 quartine e 2 terzine, con rime disposte secondo precisi schemi. Nel suo schema originario il sonetto si compone di una prima parte costituita da 8 endecasillabi rimati alternativamente ABABABAB e di una seconda parte costituita da 6 endecasillabi rimati CDECDE o CDCDCD. L’ideazione del sonetto è attribuita a Giacomo da Lentini, che secondo la tesi romantica l’avrebbe costruito unendo due strambotti, metro popolareggiante; tale tesi è stata per lo più abbandonata a favore dell’ipotesi, espressa già nel 16° sec., che individua nella stanza di canzone la fonte d’ispirazione.

Nei sonetti danteschi, la forma arcaica a rime alterne negli otto versi della fronte, è di gran lunga meno usata, come del resto in Cavalcanti e in Cino. Dai conteggi del Biadene (Morfologia del sonetto, pp. 28-30) si trae che il Petrarca anche in questo particolare (il trionfo dello schema abba abba) continua e porta alle sue conseguenze ciò che i grandi stilnovisti, e in particolare D., avevano vigorosamente affermato: lo schema a rime alterne sta in rapporto all'altro, di 1 a 3 in Cavalcanti, di 1 a 5 in Dante, di 1 a 6 in Cino, e in Petrarca si reperiscono 14 s. con la fronte a rime alterne, su 317. Istruttivamente Antonio da Tempo definirà il sonetto del secondo tipo come simplex qui etiam vocari potest consuetus, quia eius forma magis frequentatur et ut plurimum utimur . Del resto, anche la cronologia relativa dei sonetti danteschi ci dà qualche notevole indicazione.

Fra i certamente più giovanili sonetti di Dante, hanno la fronte a rime alterne quello della Garisenda (scritto prima del 1287, Rime LI) e due dei quattro della tenzone con Dante da Maiano (Rime XL, XLIV). I cinque s. della Vita Nuova con la fronte a rime alterne sono tutti anteriori alla morte di Beatrice, dai due (Vn XV e XVI) certo anteriori alla poesia della loda, a quelli dei capitoli XX, XXIV e XXVI. Tuttavia, se di Io mi senti' svegliar dentro lo core (XXIV) è attestata la diffusione prima della composizione della Vita Nuova, il sonetto vede perfettamente onne salute (XXVI), posto nello stesso capitolo con Tanto gentile e tanto onesta pare, è pienamente dello stilo de la... loda: comunque, al Contini, appunto la struttura arcaica del sonetto lascia "qualche dubbio circa la cronologia enunciata nella prosa " (Letteratura italiana delle Origini, p. 328). Anche il sonetto Di donne io vidi una gentile schiera (Rime LXIX) è su rime alterne, e dovrà essere considerato contemporaneo ai precedenti (la sua struttura non pare quindi essere un solido argomento contro la sua autenticità, argomento che venne portato a suffragare i dubbi nati dalla non sicurissima attestazione dei manoscritti).

Il sonetto è, fra tutti i metri danteschi, quello in cui più costantemente viene rispettata l'unità ritmo-sintattica anche dei versi: il Lisio (L'arte del periodo, pp. 92-93) indica rarissimi enjambements rilevanti del tipo Già eran quasi che atterzate l 'ore / del tempo che onne stella n'è lucente, Vn III 11 5-6). Per quanto è della rima dei sonetti di Dante, le rime delle quartine sono sempre diverse dalle rime delle terzine.

0