Bella donna sdegna molti che l’amano, e ama uno solo, che l’odia

      Molti uccido, un m’uccide, e quindi io bramo,
       desïata da molti, un solo amante;
       fuggo e seguo, odio e prego, arsa e gelante;
       e sprezzata ed amata, abborro ed amo.
5        Usa a negar pietà, pietade esclamo,
       riverita e schernita in un istante,
       e costante in un punto ed incostante
       nel medesimo tempo amo e disamo.
       Tal vinco avvinta; e la Fortuna in dono
10        mi diè palme e cipressi, onde dimoro
       già fatta in un la fulminata e ’l tuono.
       Così, cagion de l’altrui morte io mòro,
       vivo idolatra idolatrata, e sono
       diva devota ed adorata adoro.

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PARAFRASI

Io uccido molti uomini, e un uomo uccide me, e quindi io, desiderata da molti, desidero un solo amante; fuggo e inseguo, odio e imploro, ardente e gelida; e disprezzata e amata, detesto e amo. Abituata a rifiutare pietà, imploro pietà, riverita e derisa nello stesso momento, e ostinata in questo desiderio e insieme incostante amo e non amo nello stesso tempo. Essendo fatta così, vinco e sono legata; la Fortuna mi ha donato la vittoria (palme) e la morte (cipressi), per cui mi trovo colpita dal fulmine e sono il tuono io stessa. Così, causa della morte d’altri, io muoio, vivo da idolatra e vengo idolatrata, e sono una dea devota e, adorata (dagli altri), adoro (uno che mi detesta).

COMMENTO

Tra i poeti del secondo Seicento il nome di Giuseppe Artale si affianca a quelli di Giacomo Lubrano e di altri lirici meridionali, gli ultimi seguaci di Giambattista Marino, che portano alle estreme conseguenze i modi stilistici e le tematiche della poesia barocca: un susseguirsi di concetti basati sull’antitesi, sull’amplificazione, sulla “meraviglia” suscitata da un’abilità retorica e artificiosa nella quale l’elemento lirico non è più che un pretesto: prevale su tutto il gusto della bizzarria e dell’incrocio di ossimori. Qui, tuttavia, il mestiere rivela guizzi d’ingegno che ricordano da vicino le sottigliezze lampeggianti dell’arte della scherma. La gara dei contrasti, che nasce non solo dai concetti, ma dagli stessi vocaboli, immediatamente contrapposti e reciprocamente illuminati come in un gioco di specchi, possiede la fredda ma splendente precisione degli intarsi di pietre dure: alto artigianato che trova in se stesso la propria ragion d’essere.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Giuseppe Artale (Catania, 1628 - Napoli 1679), aristocratico, uomo d’armi e spadaccino imbattibile, famoso in tutte le corti d’Europa, come cavaliere dell’ordine di Malta combatte contro i Turchi alla difesa di Candia. Tra le opere, oltre alle rime (Dell’Enciclopedia poetica, ovvero l’Allor fruttuoso, 1658-79), gli si devono il romanzo Il Cordimarte (1660), il melodramma La Pasife ovvero l’impossibile fatto possibile (1661), la tragedia a lieto fine La guerra tra i vivi e i morti (1679).