XIV

ALDO BORLENGHI

      Superficialissimamente un sasso
       segnare è il significato,
       sotto la polvere incerta traccia,
       della parola: tra sfarsi
5        o confondersi, velata o ambigua, tra me
       e la natura, sostanza. Marini
       su boschi a picco limpidi
       specchi remoti
       nuvole d’orli accesi
10        che all’occhio risalgono da un alito basso
       di fumo da radici di pini,
       da domestico crepitìo: e si sfa
       sotto volumi d’ombra. Improvviso
       comunicare non disordine dal linguaggio
15        dello spazio, da mobili
       umili esemplari forme
       oltre uno sfarsi
       perenne
       istantaneo. Né altrimenti
20        all’aria vetta
       di ramo, sull’orizzonte
       rocce d’isola in precipizi, in pianura
       la piattezza pur armonica
       abbassa, scudo di luce, il cielo: specchio, o
25        umido confuso telaio
       le nuvole, le strade
       di pianura, nelle loro vene,
       svarianti forme, e, correnti
       sottomarine, d’attenuato
30        colore vie del mare a rovescio
       immediatamente
       d’ogni terra, a perdita di cielo. Aperti
       raggi nel golfo,
       prossimo, tanto
35        quasi tra noi insiste, fissa
       la prima partenza del mattino,
       e quasi sulle cupole di pini, una sirena, tra svoli
       che a un colloquio s’appuntano
       insistente col farsi del calore,
40        dei colori. Voluta
       di luci e forme remota in cielo,
       muta, si specchia nella dimensione
       più intima, e non più qui
       muta, del passar delle ore
45        in terra in faccia a noi: a notte
       conservano impronta solo
       in altre forme, nel ventaglio
       d’un albero, in profili alti
       di case, in una costante
50        facoltà di commuoversi
       della mente. Lontano, fuga, sfarsi:
       continuità inventiva d’ogni
       elemento che spontaneo inquadri
       l’umano sospiro, nella
55        natura, nel tempo.

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COMMENTO

Questa poesia XIV della penultima produzione lirica di Aldo Borlenghi (1958-1965) ne presenta le caratteristiche più evidenti: uno sguardo e un ascolto dei fenomeni viventi e di quelli inanimati: un sasso, un focherello, oggetti simbolici della natura e delle stagioni, e le suggestioni surreali e misteriose di immagini, suoni, luci, colori. I movimenti apparentemente arbitrari dello stile, affidato a una sintassi complessa, che rende ardua la lettura, tendono invece a riprodurre con esattezza l’ambiguità di una realtà esistenziale: si è parlato, in proposito, di “una ricchezza così telescopica di immagini da rasentare a volte il virtuosismo, la magia”. In questa sorta di "puzzle" da ricostruire, in cui echeggia un’aura leopardiana, fluiscono paesaggi, lo scorrere del tempo, la lontananza, la notte, il tutto dominato da “una costante / facoltà di commuoversi / della mente”. "Muta" due volte e "sfa, sfarsi" quattro volte, sembrano le parole-mantra di quella che si direbbe, per ossimoro, una immutabile metamorfosi.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


BIO AUTORE
Aldo Borlenghi (Firenze 1913 - Milano 1976), formatosi tra la Scuola Normale di Pisa e l’ambiente dell’ermetismo fiorentino, professore di letteratura italiana all’università di Milano, è autore di saggi tra cui Leopardi (1938), L’arte di Niccolò Tommaseo (1953, con la cura delle Opere, 1958), La critica letteraria da De Sanctis a oggi (1956), Studi di letteratura italiana dal ’300 al ’500 (1959), Il successo contrastato dei “Promessi sposi” e altri studi sull’Ottocento italiano (1980, postumo) e curatore di edizioni di Franco Sacchetti (1957), Novelle del Quattrocento (1962), Narratori italiani dell’Ottocento e del primo Novecento (5 volumi, 1961-1967). I suoi versi sono raccolti nei volumi Versi e prosa (1943, poi raccolti in Poesie (1952, premio Chianciano), Versi per Ia (1958, dedicati alla prima moglie prematuramente scomparsa), Nuove poesie (1965), 28 poesie (1972).
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