dal Sermone

      Po dix lo Segnor a dona Eva
       una menaça molto fera:
       “Multiplicarò li toi erore,
       parturiré con gran dolore;
5        tu avrà sempre de to omo pagura,
       el serà to segnore sança rancura”.
       Or se volçe inverso l’omo;
       brega ge dà in questo modo.
       Dix: “Per ço che mi non obedisti,
10        a toa moier ancoi credisti,
       maledhegia la terra sia
       in la toa lavoraria!
       Zermo nascerà garçon e spine
       e viveré a grande fadige;
15        lo pan avrà con gran sudore
       in gran grameça et in dolore
       de chi a che tu retornerà
       a la terra unde t’he creà.
       Pulver fusto e pulver ee,
20        et in pulver tornar tu dì”.
       Ora a lor fa vestimente
       de peliçe veraxemente;
       sì li vestì li aloe;
       del paradix li descomioe,
25        esen fora e vasen via
       en intrambi du in compagnia
       fora del paradis lì apresso,
       le habitaxon ge fen adesso;
       ora sen stan entrambidù
30        en quel logo o’ illi èn venù;
       intrambidù in compagnia
       fano quilò l’albergaria.
       Illi lavoran feramente
       per ben viver nudriamente,
35        e s’i den aver fiol anche loro:
       tal è reo e tal è bono;
       tuti semo de loro ensudhi
       chi in ’sto mundo semo venudhi.

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PARAFRASI

Poi il Signore rivolse a donna Eva una minaccia molto terribile; “Io moltiplicherò i tuoi mali, partorirai con gran dolore; avrai sempre paura del tuo uomo, e sarà tuo signore senza pietà”. Poi si volge verso l’uomo, e lo assale in questo modo. Dice: "Poiché non mi hai ubbidito, e oggi hai dato retta a tua moglie, sia maledetta la terra in tutto il tuo lavoro! Germoglieranno il cardo e le spine, e vivrai con grande fatica; otterrai il pane con molto sudore, in grande miseria e dolore, finché non tornerai alla terra dalla quale io ti ho creato. Eri polvere e in polvere dovrai tornare”. Adesso fa per loro vesti di pelliccia, e così li rivestì sul posto; li scacciò dal paradiso, escono e se ne vanno via, tutti e due insieme, fuori dal paradiso, lì vicino, si preparano dei rifugi; se ne stanno tutti e due nel luogo dove sono arrivati, e tutti e due insieme vi si sistemano. Lavorano duramente per vivere e nutrirsi in modo adeguato, e devono avere figli anche loro: ce n’è uno che è malvagio e uno che è buono; siamo tutti usciti da loro, noi che siamo venuti in questo mondo.

COMMENTO

Nonostante il suo scarso valore poetico, il Sermone di Pietro da Barsegapè occupa un posto di grande interesse nella storia della letteratura didattico-religiosa italiana, come documento del volgare lombardo del sec. XIII. In questi versi, di vena popolaresca, è enunciato il castigo che il Signore, dopo aver maledetto il Serpente, infligge a Eva e al suo compagno Adamo a causa della loro disubbidienza.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Pietro da Barsegapè, o Bescapè, “Basilica Petri” (Bascapé, Pavia, seconda metà del XIII secolo), uomo d’arme, fornisce un certo numero di cavalieri al podestà di Firenze, come risulta da una lettera del 1260. Non privo di cultura, compone un Sermone, concluso nel 1274, conservato in un manoscritto della Biblioteca Braidense di Milano: si tratta di 2440 versi di vario metro - novenari e alessandrini - nei quali parafrasa vari episodi biblici, soprattutto della Genesi e dei Vangeli.
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