Ritmo Laurenziano

ANONIMO

      Salva lo vescovo senato, lo mellior c’unque sia nato,
       ce [dall’]ora fue sagrato tutt’allumina-l cericato.
       Né Fisolaco né Cato non fue sì ringratïato,
       e-l pap’ à llui [dal destro l]ato per suo drudo plu privato.
5        Suo gentile vescovato ben’è cresciuto e melliorato.
       L’apostolico romano lo [sagroe in] Laterano.
       San Benedetto e san Germano -l destinoe d’esser sovrano
       de tutto regno cristïano: peroe venne da Lornano,
       del paradìs dilitïano. Çà non fue questo villano!
10        Da ce-l mondo fue pagano non ci so tal marchisciano.
       Se mi dà caval balçano, monsteroll’ al bon toscano,
       a lo vescovo volterrano, cui bendicente bascio mano.
       Lo vescovo Grimaldesco, cento cavaler a desco
       d’in un tempo no lli ’ncrescono, ançi plaçono e abelliscono.
15        Né latino né tedesco, né lonbardo né fran[ç]esco
       suo mellior re no ’nvestisco, tant’è di bontade fresco.
       A lui ne vo [per di]sparesco corridor caval pultresco.
       Li arcador’ ne vann’a tresco; di paura sbaguttisco.
       Rispos’ e disse latinesco: “Stern’ett i!” et i’ nutiaresco
20        di lui bendicer non finisco mentre ’n questo mondo tresco.

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PARAFRASI

Salva il vescovo di Jesi (“iesenate”), il migliore che mai sia nato, che da quando è stato consacrato illumina tutto il clero. Né l’autore del Phisiologus (un noto opuscolo scientifico di origine greca, capostipite dei ‘bestiari’ medievali) né Catone (l’ autore del trattato Disticha Catonis) furono più dotati, e il papa lo tiene alla propria destra come suo confidente più intimo. Il suo nobile vescovato è divenuto migliore e più prospero. Il papa romano lo ha consacrato vescovo in (San Giovanni in) Laterano. San Benedetto e san Germano lo hanno destinato a essere sovrano di tutto il regno cristiano: infatti venne da Lornano (vicino a Macerata, feudo della famiglia del vescovo di Iesi), dal paradiso terrestre (delle delizie). E certo questo non fu un uomo di bassa condizione sociale! Da quando esistette il mondo, anche (nel periodo) pagano, non conosco che sia esistito un marchigiano (o anche ‘un gran signore’) come lui. Se mi dà un cavallo balzano, lo mostrerò al buon toscano (forse Ildebrandino dei Pannocchieschi, vescovo di Volterra dal 1184 al 1211), al quale bacio la mano che mi benedice. Al vescovo Grimaldesco non dispiace avere alla sua tavola cento cavalieri per volta, anzi gli fanno piacere e gli sono graditi. Né un italiano, né un tedesco, né uno dell’Italia settentrionale, né un francese potrei incoronare (che sia) migliore di lui, tanto è sempre prontamente generoso. Vado da lui per (ottenere) un cavallo veloce, giovane (‘puledresco’), di due colori (‘disparesco’, disuguale). Gli arcieri si aggirano minacciosamente (qui intorno), e io sbigottisco perché mi fanno paura. Rispose e disse in latino: “Mettigli la sella e vai”; e io, tutto contento (‘come a nozze’), non finirò di benedirlo finché starò a ballare in questo mondo.

COMMENTO

L’autore anonimo di questa famosa composizione “ritmica” è un giullare: appartiene quindi a una categoria di versificatori che fa da tramite fra la cultura dei chierici, che ben conosce, e quella del pubblico popolare. Caratteristica della primissima produzione letteraria in volgare, di cui il Ritmo laurenziano è tra i più noti esempi, è l’articolazione, di origine transalpina, in lasse monorime (qui sono tre, la terza delle quali con rime imperfette) di ottonari e novenari doppi, in cui compaiono vocaboli francesizzanti (allumina, drudo, melliorato, abelliscono). La sfrontata adulazione del vescovo è sottolineata dall’iperbole: il benefattore è ‘promosso’ confidente intimo del papa, destinato a sua volta al papato, considerato il più grande e munifico signore fin dai tempi pagani, sceso in terra dal paradiso terrestre. In questi versi lievita innegabilmente un’allegria quasi contagiosa, con la descrizione del cavallo tanto desiderato, come il giocattolo chiesto da un bambino: un puledro veloce, con preziose macchie bianche sulle zampe (balçano) e - si direbbe oggi - carrozzeria bicolore. Detto anche Cantilena giullaresca, il Ritmo laurenziano (così chiamato perché registrato unicamente su un manoscritto della Biblioteca Mediceo Laurenziana di Firenze) è uno dei primissimi esempi della poesia italiana più antica, risalente probabilmente agli anni tra il 1188 e il 1207, a seconda dell’identificazione dei personaggi che vi sono citati, in particolare il vescovo Grimaldesco di Iesi e un vescovo della diocesi di Volterra. A quest’ultima zona linguistica sembra si possa far risalire l’autore anonimo, un giullare. Il testo, come in altri casi analoghi, è lacunoso e di difficile interpretazione. Qui sono riportate le ricostruzioni più sicure (tra parentesi quadre quelle congetturali).

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


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