La passione mi divorò giustamente

      La passione mi divorò giustamente
       la passione mi divise fortemente
       la passione mi ricondusse saggiamente
       io saggiamente mi ricondussi
5        alla passione saggistica, principiante
       nell’oscuro bosco d’un noioso
       dovere, e la passione che bruciava
       nel sedere a tavola con i grandi
       senza passione o volendola dimenticare
10        io che bruciavo di passione
       estinta la passione nel bruciare
       io che bruciavo di dolore nel
       vedere la passione così estinta.
       Estinguere la passione bramosa!
15        Distinguere la passione dal
       vero bramare la passione estinta
       estinguere tutto quel che è
       estinguere tutto ciò che rima
       con è: estinguere me, la passione
20        la passione fortemente bruciante
       che si estinse da sé:
       Estinguere la passione del sé!
       estinguere il verso che rima
       da sé: estinguere perfino me
25        estinguere tutte le rime in
       “e”: forse vinse la passione
       estinguendo la rima in “e”.

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NOTA

La passione, la parola-chiave, ripetuta sedici volte, si presenta in opposizione al suo contrario, espresso nelle parole estinguere (otto volte), estinta (tre volte), estinguendo, estinse, sottolineando anche nel linguaggio, quasi in una formula oracolare da Sibilla, la continua oscillazione tra un amore assoluto, travolgente, esistenziale, e un freno rappresentato da un invalicabile male di vivere, che porta (forse) verso l’annullamento dolorosamente ironico del proprio sé.

COMMENTO

Questi versi appartengono al volume Documento (1976) che raccoglie la produzione poetica degli anni 1966-1973. Nelle dieci strofe di versi lunghi (ma con alcuni endecasillabi, i versi 7, 11, 13 e 16), ritmati e legati fra loro come le variazioni di una sonata, batte un insistente e quasi maniacale rovello, tra il dovere e la passione bramosa, tra il bruciare di dolore e l’estinguere, con questo dolore, anche se stessi: saggiamente (con dolorosa ironia quasi autolesionistica) agisce la passione, che allo stesso tempo brucia e si estingue da sé. E chi soffre vorrebbe estinguere tutto, per non soffrire più.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Amelia Rosselli (Parigi 1930 - Roma 1996), figlia dell’esule antifascista Carlo (che, con il fratello Nello, è assassinato dai fascisti nel 1937) e di una inglese d’origine irlandese, vive a lungo in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti, poi a Roma e a Londra. Violinista, pianista e compositrice, studia teoria musicale ed etno-musicologia e in particolare la dodecafonia; la sua formazione musicale e linguistica contribuisce fortemente al suo linguaggio poetico, in francese, in inglese e in italiano, altamente sperimentale e del tutto originale rispetto alle correnti poetiche italiane a lei contemporanee, solo in parte ispirato al surrealismo e alla poesia di Campana e di Montale. Tra le opere: Variazioni belliche (1964, con lo scritto critico Spazi metrici); Serie ospedaliera (1969); Documento 1966-1973 (1976); Primi scritti 1952-1963 (1980); Impromptu (1981); Appunti sparsi e persi 1966-1977 (1983); La libellula (1985); Antologia poetica (1987); Sonno-Sleep (1953-1966), traduzione di A. Porta (1989); Diario ottuso 1954-1968 (1990); Sleep, poesie in inglese, traduzione di E. Tandello (1992). Traduttrice di Sylvia Plath e di Emily Dickinson, consulente editoriale alle Edizioni di Comunità, reca sempre in sé un malessere spirituale che la porterà al suicidio.
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