Ell’era …

      Ell’era così fragile e piccina
       che, più che amor, di lei pietà sentìa;
       d’angioletto parea la sua testina
       così diafana ell’era e così pia.
5        Le orazioni dicea sera e mattina.
       Di notte avea paura e non dormìa,
       piacevanle le bacche di uva spina,
       le chicche, e mi dicea “dolcezza mia”.
       Ella era piena di delicatezze,
10        piangea di tutto e sorridea di tutto,
       vivea di zuccherini e di carezze:
       eppur quel fior sì frale e delicato
       ha la mia forte gioventù distrutto,
       ha la saldezza del mio cor spezzato.

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PARAFRASI

Lei era tanto fragile e piccola che io per lei, più che amore, provavo quasi compassione; la sua testolina sembrava quella di un angioletto, tanto era delicata e devota. Recitava le preghiere la sera e la mattina. Di notte aveva paura e non dormiva, le piacevano le bacche di uva spina (il ribes spinoso), le caramelle, e mi diceva “dolcezza mia”. Era piena di delicate attenzioni, piangeva e sorrideva in ogni circostanza, viveva di zuccherini e di carezze; eppure quel fiore così fragile e delicato ha distrutto la mia forte gioventù, ha spezzato la saldezza del mio cuore.

COMMENTO

Apparentemente aggraziato e civettuolo come una statuina di porcellana, nei due versi finali il sonetto scopre a sorpresa l’amara rivelazione della forza distruttiva dell’amore tragico. L’atmosfera è quella, tipica della Scapigliatura milanese, di una bohème tardoromantica, con la sua propensione al patologico e al funereo, tipica dei ‘poeti maledetti’ d’oltralpe, ma anche con il rifiuto polemico e sarcastico della vita perbene dei buoni borghesi ammantati negli ideali del Risorgimento.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Iginio Ugo Tarchetti (nome d’arte di Igino Pietro Teodoro T., San Salvatore Monferrato, Alessandria, 1839 - Milano 1869), giovane e aitante ufficiale, partecipa a varie campagne contro il brigantaggio. Nel 1864 è a Milano, dove entra in contatto con gli ambienti della Scapigliatura, della quale diviene uno dei maggiori esponenti, coltivando un certo gusto per il macabro e l’inquietante, ispirato ai modelli di Poe e di Hoffmann. Nel 1865, a Parma, ha una relazione amorosa che gli ispirerà il romanzo Fosca - la sua opera migliore, terminata e pubblicata postuma dall’amico Salvatore Farina nel 1869 - e abbandona la carriera militare perché minato dalla tisi. Tornato definitivamente a Milano, svolge una vasta attività come giornalista, autore di romanzi (Paolina. Mistero del coperto del Figini, 1865-1867; l’antimilitarista Drammi di vita militare, poi Una nobile follia,1865-1869), racconti (L'innamorato della montagna, Racconti fantastici, Racconti umoristici, Storia di una gamba, Amore nell’arte, tutti pubblicati nel 1869) e poesie (Disjecta, postume, 1879, di cui fa parte questa composizione). Muore di tifo a trent’anni.
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