8883

Caspar Wolf

Bodo Brinkmann
“Conosci tu la montagna e il suo sentiero tra le nuvole?”, questa frase tratta dalla poesia che Johnann Wolfgang Goethe scrisse nel 1776 all’amica Mignon, rimasta a Weimar, sembra composta per i paesaggi di Caspar Wolf (1735-1783), che divenne noto solo nella metà del XX secolo. Le sue tele, anche di ampia dimensione, mostrano spaccati di alta montagna e incarnano il concetto di “sublime”, nato tra i neoplatonici nel II-I sec. a.C. Nel XVIII secolo Immanuel Kant (1724-1804) lo presentò in due forme: il sublime matematico (lo spettacolo della natura come infinità spazio-temporale) e quello dinamico (irresistibilità e potenza annientante di certi fenomeni naturali, di fronte ai quali emerge la nostra totale impotenza). Il sublime “evidenzia un conflitto tra sensibilità e ragione, addita la possibilità di un’idea sovrasensibile, permette alla ragione di acquistare consapevolezza di sé non intellettualmente ma emotivamente”. La prima grande retrospettiva nel Kunstmuseum di Basilea mostra quanto Kaspar Wolf sia assurto a modello dei vedutisti del XIX secolo.
© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata
Vedi altri video della stessa sezione
Ultimi Video
I piu' visti